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RICORSO PRESSO LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI : EMERGENZA RIFIUTI IN CAMPANIA

Giuristudio - Approfondimento - RICORSO PRESSO LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI : EMERGENZA RIFIUTI IN CAMPANIA

Già dal 2008 questo studio legale si è preoccupato, per i cittadini campani, di veder risarciti i danni subiti da tutti coloro che hanno vissuto e, in alcuni casi vivono ancora, l’inefficienza e la negligenza con la quale le autorità locali gestiscono la rimozione dei rifiuti dalle strade, e più in generale la raccolta e ricollocazione di tutti i rifiuti campani.
Dopo aver tentato presso le autorità giudiziarie locali, Giudici di Pace e Tribunale, questo studio legale, si è visto costretto, per dar seguito a tutti i mandati ricevuti dai cittadini campani, ad adire la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, organo sovrano della Comunità Europea, competente a risolvere le controversie interne degli stati membri, nel caso in cui siano stati esperiti tutti i rimedi giudiziari interni e nulla sia stato idoneo a veder “fatta giustizia”.
In virtù, quindi, dell’impossibilità di veder riconosciuto dalle autorità giudiziarie italiane il diritto al risarcimento di tutti i danni subiti e subendi, si è provveduto opportunamente ad inoltrare una “Richiesta di formalizzazione di ricorso collettivo in danno dell’Italia”.
Attraverso tale formale richiesta, Giuristudio Studio Legale Primavera & Partners ha informato la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo della sua intenzione di inoltrare formale ricorso collettivo “per chiedere l’accertamento della violazione, da parte dello Stato Italiano, degli artt. 2,8,6 e 13 della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo, nonché il riconoscimento del conseguente diritto al risarcimento del danno e\o equa soddisfazione per violazione dei seguenti diritti:   
il diritto alla vita,
il diritto alla libertà della persona,
il diritto alla salute,
il diritto all’informazione,
il diritto all’ambiente salubre,
il diritto all’equa soddisfazione”.
 
Successivamente, nel mese di giugno 2013, la Corte di Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo ha inviato una apposita comunicazione di accettazione, quindi si è provveduto ad inoltrare formale ricorso ai sensi dell’art. 34 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. In tale ricorso  è stata esposta una teoria secondo la quale sono stati violati i diritti sanciti dagli artt. 2, 6 e 8 della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo, in quanto vittime di un generale stato di disagio, turbamento e patema d’animo che hanno arrecato un significativo e tangibile peggioramento della qualità e delle condizioni di vita privata e relazionale. Sono stati lamentati, infatti, gravi pregiudizi esistenziali alla salute, all’immagine e alla vita di relazione.
Queste situazioni sono sicuramente  conseguenza dell’insalubrità dell’ambiente in cui vivono i cittadini campani, che ha gravemente compromesso le condizioni di vita, trattandosi di un fatto cronicizzato nel settore dei rifiuti in Campania, ledendo i diritti fondamentali della persona, esposta al pericolo di malattie anche incurabili, che genera un patema d’animo per la propria salute.
Le cause di tale situazione, sono sicuramente  da ricercare nei gravi ritardi di pianificazione e di preparazione di discariche idonee al trattamento dei rifiuti negli impianti di produzione di CDR (Combustibile da rifiuto); nei ritardi di pianificazione e costruzione di impianti di compostaggio per la trattazione della frazione organica dei rifiuti proveniente dalla raccolta differenziata del tutto inesistente o quasi.
Tali  carenze e ritardi hanno causato il proliferare di discariche di rifiuti di ogni genere, incontrollate e militarizzate dove il singolo individuo non ha accesso per avere informazioni relative alla natura dei rifiuti che vengono sversati in discarica in spregio alla Convenzione Europea .
Questo scenario fatto di omissioni, ritardi, carenze programmatiche e atti di palese illegalità, è confermato dalla stessa Regione Campania che, contraddicendo il proprio operato e palesando le proprie carenze, in data 2005 pubblica sul BURC (Bollettino Ufficiale della Regione Campania)  la mappa contenente l’individuazione di oltre 2550 siti inquinati e potenzialmente pericolosi per la salute umana, sparsi sul territorio regionale a macchia di leopardo, che manifestano la incapacità della stessa Regione Campania ad effettuare una seria e compatibile pianificazione dei siti ove smaltire i rifiuti nel rispetto della normativa vigente, anche comunitaria.
A tal proposito è opportuno precisare che l’Italia è sottoposta a circa 150 procedure d’infrazione per violazione del diritto dell’Unione o per mancato recepimento di Direttive di cui ben 33 in materia ambientale, sette delle quali riguardano la non corretta gestione dei rifiuti.
L’emergenza rifiuti in Campania è stata oggetto di decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che, con la sentenza nella causa C-297/08 del 4 marzo 2010, ha stabilito che: “la Repubblica Italiana, non avendo adottato per la regione Campania tutte le misure necessarie per assicurare che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza recare pregiudizio all’ambiente, e in  particolare, non avendo creato una rete adeguata ed integrata di impianti di smaltimento, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli artt. 4 e 5 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 5 aprile 2006, 2006/12/CE relativa ai rifiuti”.
Il Governo italiano ha l’obbligo di governare il sistema delle autorizzazioni, il funzionamento, la sicurezza e il controllo dell’attività in questione perché la mancata adozione delle misure necessarie alla raccolta, al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti costituiscono un’indubbia violazione dell’art.8, proprio perché lo Stato ha l’obbligo positivo di protezione dei diritti, analogo a quello derivante dall’art.2 della CEDU.
Ancora oggi, lo Stato non ha risolto il nodo strutturale del sistema di gestione e smaltimento dei rifiuti, come previsto dalla normativa comunitaria, con presumibili ulteriori ed imminenti disagi per le popolazioni dello Stato italiano ingiustamente esposte a fonti di inquinamento.
 
In virtù di ciò, con il suddetto ricorso, è stato chiesto alla  Ecc.ma Corte Europea di salvaguardia dei Diritti dell’Uomo di voler  provvedere a condannare lo Stato italiano ad eseguire tutte le opere di precauzione, prevenzione e di ripristino del territorio (bonifiche) contaminato, ed inoltre condannare lo Stato italiano al ristoro di tutti i danni subiti in favore degli istanti in ragione delle violazioni commesse, ovvero, ad una equa soddisfazione.

Avv. Francesca Fiore