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SVILUPPO DEI MINI-BOND E LO STRUMENTO DEL RATING AZIENDALE

Giuristudio - Approfondimento - SVILUPPO DEI MINI-BOND E LO STRUMENTO DEL RATING AZIENDALE

L'espansione dell'attività economica globale prosegue, risentendo di una perdita di slancio delle economie emergenti. Le previsioni di crescita sono state riviste al ribasso dagli organismi internazionali, anche se negli ultimi mesi sembra essersi arrestato il rallentamento dell'economia cinese. Resta un rischio per l'economia globale l'incertezza sulle scelte immediate di finanza pubblica negli Stati Uniti.
Nell'area dell'Euro il prodotto è tornato a crescere nel secondo trimestre di quest'anno, dopo sei cali consecutivi. Gli indicatori congiunturali più recenti prefigurano una prosecuzione della ripresa, a ritmi moderati, nella seconda parte del 2013. I segnali sono però ancora incerti.
Nei mesi estivi le condizioni sui mercati finanziari internazionali e dell'area dell'euro si sono mantenute nel complesso distese, pur in un contesto di elevata volatilità. L'incertezza sulla prosecuzione dello stimolo monetario negli Stati Uniti ha però innescato un rialzo dei tassi di interesse a lungo termine a livello globale, interrottosi in settembre, anche a seguito delle decisioni della Riserva federale. Infatti il Consiglio direttivo della BCE ha ribadito l'intenzione di mantenere i tassi ufficiali su livelli pari o inferiori a quelli attuali per un periodo di tempo prolungato, in un contesto di bassa inflazione, di debolezza dell'attività economica e di crescita contenuta della moneta e del credito. Il Consiglio è pronto a impiegare tutti gli strumenti, incluse nuove operazioni di rifinanziamento, per mantenere i tassi a breve termine su livelli coerenti con le prospettive di inflazione nel medio periodo.
In Italia le condizioni sul mercato dei titoli di Stato sono migliorate dall'estate, riflettendo anche il rafforzamento delle prospettive di crescita dell'area dell'Euro; restano, tuttavia, esposte all'evoluzione del quadro interno. In settembre, con l'aumento dell'incertezza politica, il differenziale di rendimento con i titoli tedeschi è temporaneamente aumentato. 
In ottobre è tornato a scendere; era circa 230 punti base alla metà del mese.
Negli ultimi mesi, anche in virtù del miglioramento del ciclo economico europeo, sono emersi per l'economia italiana alcuni segnali qualitativi positivi. Il giudizio delle imprese sulle condizioni per investire è migliorato, tornando su valori prossimi a quelli precedenti la crisi dell'estate del 2011, sia nell'industria sia nei servizi. Il calo della produzione industriale è proseguito in luglio e, in misura minore, in agosto; nel trimestre estivo il ritmo di caduta del PIL dovrebbe essersi pressoché annullato. Si profila, in linea con il quadro prefigurato nel Bollettino economico dello scorso luglio, la possibilità di un'inversione di tendenza dell'attività economica entro la fine dell'anno, cui la ripresa degli investimenti fornirebbe un contributo significativo.
L'attività economica sta finora beneficiando del buon andamento delle esportazioni. Un sostegno alla domanda interna, dalla quale dipende in larga parte il consolidarsi della ripresa, potrebbe essere fornito dal graduale rafforzamento nella fiducia di famiglie e imprese. Circa metà delle imprese partecipanti ai sondaggi ritiene di aver superato la fase peggiore o si attende un solido miglioramento a breve. Resta comunque elevata la dispersione delle opinioni e la cautela sull'imminenza di una svolta ciclica, indicando che le prospettive rimangono fragili.
Nei sondaggi circa un terzo delle imprese che vantano crediti commerciali pregressi nei confronti delle Amministrazioni pubbliche riferisce di aver ricevuto pagamenti di importo non trascurabile e dichiara l'intenzione di destinare le somme a ridurre passività con fornitori e dipendenti, a diminuire l'indebitamento bancario e a finanziare nuovi investimenti. Il pagamento dei debiti commerciali sembra essersi associato a un miglioramento delle prospettive delle imprese che li hanno ricevuti.
Nei primi sette mesi dell'anno in corso, pur in presenza dell'apprezzamento del cambio, si è consolidato il miglioramento del saldo del conto corrente, che ha registrato un surplus di 3,9 miliardi. Oltre al perdurante calo delle importazioni vi ha contribuito, nel secondo trimestre, anche la crescita delle esportazioni verso i mercati interni all'Unione europea nei quali l'Italia ha beneficiato della ripresa della domanda, mantenendo le quote di mercato.
La caduta dell'occupazione, intensa nel primo trimestre di quest'anno, si è attenuata nel secondo. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 12,0 per cento nel secondo trimestre, aumentando in misura più contenuta rispetto a quelli precedenti.
In settembre l'inflazione è scesa allo 0,9 per cento sui dodici mesi, un livello molto basso nel confronto storico; le pressioni dal lato dei costi restano deboli. L'aumento dell'IVA entrato in vigore all'inizio di ottobre eserciterebbe una temporanea spinta al rialzo dell'indice dei prezzi al consumo pari, nell'ipotesi di traslazione totale, a meno di mezzo punto percentuale.
Le tensioni sull'offerta di prestiti restano un freno alla ripresa. La flessione dei finanziamenti alle imprese e alle famiglie è proseguita; qualche segnale di attenuazione delle difficoltà di accesso al credito è riportato dalle imprese nei sondaggi, ma l'offerta di prestiti, che continua a risentire del peggioramento del rischio di credito dovuto al prolungarsi della recessione, è destinata a migliorare solo gradualmente.
La congiuntura economica sfavorevole continua a incidere negativamente sulla qualità degli attivi bancari e contiene la redditività degli intermediari. Tuttavia cresce la raccolta al dettaglio; la posizione patrimoniale è migliorata nel primo semestre. La tenuta del sistema bancario italiano e la sua capacità di fronteggiare scenari macroeconomici avversi è stata confermata dal Financial Sector Assessment Program del Fondo monetario internazionale. La BCE sta per avviare la valutazione (comprehensive assessment) delle condizioni delle banche che, con l'entrata in funzione del meccanismo unico di supervisione, saranno vigilate in forma accentrata.
In un quadro macroeconomico meno positivo di quello prospettato in aprile, il Governo si è impegnato a mantenere l'indebitamento netto per il 2013 entro la soglia del 3,0 per cento del PIL. A tal fine è stato approvato lo scorso 9 ottobre un intervento correttivo pari allo 0,1 per cento del prodotto. L'avanzo primario sarebbe pari al 2,4 per cento del PIL. Per garantire il conseguimento dell'obiettivo per il disavanzo sarà necessario un attento monitoraggio dei conti negli ultimi mesi dell'anno. Per il prossimo quadriennio il profilo programmatico delineato nella Nota di aggiornamento al DEF è coerente con le nuove regole di bilancio europee, incentrate sull'andamento strutturale dei conti pubblici e sulla dinamica del debito. Quest'ultimo comincerebbe a ridursi, in rapporto al PIL, nel 2014; la flessione proseguirebbe in modo più marcato negli anni successivi.
Per l'anno in corso e per il 2014 il quadro macroeconomico delineato dal Governo presenta limitati scostamenti rispetto alle previsioni della Banca d'Italia pubblicate lo scorso luglio, che hanno trovato alcune conferme nelle informazioni congiunturali successive. Per gli anni 2015-17 esso delinea una crescita superiore alle previsioni di consenso, in quanto assume il pieno realizzarsi degli effetti delle riforme strutturali introdotte nel passato biennio e un significativo miglioramento degli spread sui nostri titoli di Stato. Il concretizzarsi di queste ipotesi richiederà la stabilità del quadro interno e la continuità del processo di riforma.
È essenziale non disperdere le opportunità offerte dal miglioramento del quadro congiunturale dell'area dell'Euro e dai primi segnali di stabilizzazione in Italia. Le politiche di sostegno alla liquidità delle imprese stanno avendo effetti favorevoli. L'impegno a promuovere la crescita nell'ambito di un disegno riformatore coerente e sistematico e il rispetto scrupoloso degli obiettivi di bilancio rimangono elementi cruciali per sciogliere i nodi che soffocano la capacità competitiva dell'economia italiana. Il rafforzamento dell'assetto istituzionale europeo, di cui l'Unione Bancaria è una tappa fondamentale, dovrà anch'esso contribuire al raggiungimento di condizioni più distese sui mercati finanziari nell'area dell'euro e nel nostro paese, concorrendo a interrompere la spirale negativa tra rischio sovrano e banche.
 
 
 
 
 
IL RATING A SUPPORTO DELLE FORME INNOVATIVE DI FINANZIAMENTI D'IMPRESA
 
In uno contesto socio - economico così complesso ed in una fase storica che mai a visto gli imprenditori cosi vessati, in un paese che  rispetto ad altri, si distingue per la capacità di individuare delle ottime opportunità, ma anche per non saperle cogliere sino in fondo, La cui ricchezza è un panorama variegato a livello regionale e di Pmi con specificità economiche molto differenti, tutto questo,  rappresenta - in linea di principio - un contesto ideale per lo sviluppo dei mini-bond, strumenti finanziari introdotti del recente Decreto Sviluppo che consentono di far emergere le eccellenze aziendali ed i valori produttivi dei territori.  L'intervento sul territorio può partire attraverso l'informazione rivolta agli imprenditori, presentando compiutamente questa opportunità, mettendo in evidenza le agevolazioni che ne possono derivare a livello economico e di immagine. Se riuscissimo a fare nascere e sviluppare un mercato ricco di emissioni di mini-bond legate alle Pmi, riusciremmo a generare un circolo virtuoso che nasce dal credito a basso costo in favore di quelle aziende che hanno progetti da portare avanti e giunge sino agli investitori che ottengono una remunerazione più significativa rispetto alle obbligazioni governative o di società quotate di grandi dimensioni
Per le imprese italiane di piccola e media dimensione, che spesso nascondono eccellenze invidiate anche a livello internazionale, sta diventando sempre più impellente il superamento dell’eccessiva dipendenza dal credito bancario quale fonte pressoché unica di finanza esterna, facendo ricorso anche ad altre forme di reperimento delle risorse finanziarie. 

LE NUOVE FORME DI FINANZIAMENTO PER LE PMI
 
I minibond
Le disposizioni previste dallo schema del Decreto Sviluppo si applicano a tutte le società quotate o meno ad esclusione delle microimprese e delle banche: possono accedere a questo mercato, quindi, tutte le PMI così come definite nella raccomandazione 2003/361/CE.
Ci sono poi alcuni prerequisiti comuni che le imprese devono avere per poter emettere cambiali e obbligazioni e una serie di caratteristiche che invece riguardano i singoli prodotti finanziari.
 

Emissione titoli: requisiti

Il Decreto Sviluppo prevede che possano emettere cambiali finanziarie le PMI che si dotino dei seguenti requisiti:
·         sponsor (banche, imprese di investimento, SGR, società di gestione armonizzate, SICAV e intermediari finanziari iscritti nell’elenco previsto dall’articolo 107 del Testo Unico bancario) che la supporti nell’emissione e nel collocamento, ed eventualmente segua l’ammissione a quotazione dei titoli. Banche sponsor con sede legale extra-UE devono essere autorizzate alla prestazione di servizi di investimento in Italia.
·         ultimo bilancio certificato da parte di un revisore contabile o società di revisione iscritta al registro dei revisori.
·         cambiali e obbligazioni devono circolare solo fra investitori qualificati, così come definiti all’art. 100 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni. Questi ultimi non possono essere soci della società emittente, né direttamente né indirettamente, neanche per tramite di società fiduciaria o interposta persona.
 

I compiti dello sponsor

Lo sponsor ha l’obbligo di mantenere in portafoglio fino alla scadenza una quota dei titoli emessi nella seguente misura:
·         una quota non inferiore al 5% del valore di emissione per le emissioni fino a cinque milioni di euro,
·         in aggiunta alla quota precedente, un ulteriore 3% del valore di emissione eccedente cinque milioni di euro, fino a dieci milioni di euro,
·         sempre in più rispetto alle precedenti quote, il 2% del valore di emissione eccedente i dieci milioni di euro.
Lo sponsor deve anche facilitare la liquidità degli scambi sui titoli per tutta la durata dell’emissione.
Nel caso in cui i titoli non vengano quotati, lo sponsor deve fare una valutazione periodica del loro valore, con cadenza almeno trimestrale.
Lo sponsor deve anche provvedere a classificare la categoria di rischio dell’emittente, tenendo conto della qualità creditizia dell’impresa (Cfr. Comunicazione della Commissione Europea 2008/C 14/02).
In particolare deve fornire aggiornamenti sulla classificazione di rischio almeno trimestrali, e ogni volta che interviene un elemento straordinario.
Le categorie di qualità creditizia della PMI devono essere almeno cinque: ottima, buona, soddisfacente, scarsa, negativa.
Questo giudizio deve incrociarsi con il livello di garanzia (elevata, normale o bassa) delle operazioni garantite.

Le cambiali finanziarie

Le società quotate o non quotate, ad esclusione delle microimprese, che si dotano di tutti i requisiti appena elencati possono emettere cambiali finanziarie così come definite dalla legge 13 gennaio 1994, n. 43 “Disciplina delle cambiali finanziarie”, ma con una differenza: la scadenza deve essere non inferiore a un mese e non superiore a trentasei mesi dalla data di emissione.
Lo sponsor deve segnalare se l’ammontare di cambiali in circolazione è superiore al totale dell’attivo corrente come rilevabile dall’ultimo bilancio certificato.
Le cambiali finanziarie possono essere emesse anche in forma dematerializzata. In questo caso, c’è una procedura specifica. L’emittente deve rivolgersi a una società autorizzata alla prestazione del servizio di gestione accentrata di strumenti finanziari.
A questa deve inviare una richiesta con la promessa incondizionata di pagare alla scadenza le somme dovute ai titoli delle cambiali (che risultano dalle scritture contabili degli intermediari). La richiesta deve contenere:
·     l’ammontare dell’emissione;
·     l’importo di ogni singola cambiale;
·     il numero delle cambiali;
·     l’importo dei proventi, totale e suddiviso per singola cambiale;
·     la data di emissione;
·         gli elementi specificati nell’articolo 100, primo comma, numeri da 3 a 7, del regio decreto 14 dicembre 1933, n. 1669 (quindi indicazione della scadenza, del luogo di pagamento,   nome di colui al quale o all’ordine del quale deve farsi il pagamento, data e luogo in cui il       vaglia è emesso, sottoscrizione dell’emittente);
·                le eventuali garanzie a supporto dell’emissione, complete di identità del garante e
ammontare della garanzia;
·          l’ammontare del capitale sociale versato ed esistente alla data dell’emissione;
·          la denominazione, l’oggetto e la sede dell’emittente;
·     l’ufficio del registro al quale l’emittente è iscritto.
L’art.32 del Decreto Sviluppo 2012 ha introdotto un set di norme, in particolar modo di tipo fiscale, che avvantaggiano sia gli investitori qualificati sia soprattutto gli emittenti non quotati, che possono collocare sia cambiali finanziarie (durate fino a 36 mesi) sia strumenti obbligazionari anche di tipo partecipativo (durate oltre 36 mesi). 
I cosiddetti ‘Mini Bond’ (prestiti obbligazionari) rappresentano strumenti di debito a medio termine alle piccole e medie imprese destinati ai piani di sviluppo, ad operazioni di investimento straordinarie o di refinancing.
L’elemento di grande interesse è determinato dal regime fiscale agevolato. Il decreto prevede infatti la neutralità tra il regime fiscale applicato alle emissioni di società non quotate e quello più favorevole delle società quotate. Infatti ora, da un lato, anche per le società non quotate è possibile emettere strumenti finanziari deducendo per intero gli interessi passivi (fino al 30% del ROL) e, dall’altro lato, i sottoscrittori di titoli negoziati possono beneficiare dell’esenzione dalla ritenuta d’acconto sugli interessi e altri proventi finanziari percepiti.

Il nuovo segmento professionale del mercato non regolamentato: EXTRAMOT PRO
 
Altra iniziativa importante è quella della Borsa Italiana che ha lanciato il nuovo segmento professionale del mercato non regolamentato EXTRAMOT (Extramot PRO), dedicato alla quotazione di obbligazioni e cambiali finanziarie e creato, appunto, per offrire alle PMI un mercato nazionale flessibile ed efficiente per cogliere le opportunità, non solo fiscali, derivanti dal nuovo quadro normativo.

I requisiti di ammissione per le PMI sono molto più ‘leggeri’ di quelli previsti dai mercati regolamentati - ad esempio non c’è l’obbligo di produrre un prospetto informativo approvato da Consob, ma è sufficiente presentare un documento informativo con alcune informazioni essenziali ed aggiornarlo periodicamente - e dunque anche i costi per la quotazione sono accessibili e competitivi.

LA NECESSITÀ DI REFERENZIARSI DI FRONTE AGLI INVESTITORI E I VANTAGGI DEL PRIVATE RATING BRAIN
 
Il contesto normativo e di mercato sta enormemente accrescendo il bisogno delle stesse imprese di qualificarsi in modo autorevole ed oggettivo, anche al di là dei confini nazionali. Il nostro private rating esprime l’opinione sul merito creditizio di un’impresa, in particolare sulla sua capacità di onorare puntualmente le proprie obbligazioni finanziarie nel medio periodo. Straordinario strumento di trasparenza e comunicazione finanziaria e di miglioramento della capacità negoziale, il rating è in grado di offrire la possibilità di assicurarsi condizioni più in linea con la propria affidabilità e di accedere con maggiore facilità ai diversi canali di finanziamento. 
Oggi anche le PMI italiane hanno interesse a qualificarsi di fronte agli investitori, avviando la richiesta ed il percorso di attribuzione di un private rating come strumento strategico fondamentale in grado di favorire la ricerca degli Investitori Istituzionali più idonei per quell’impresa.
Disclaimer
La Società Brain SCF Srl non è un‘agenzia di Rating registrata all’ESMA ai sensi del regolamento 1060/2009 e che, pertanto, il Rating assegnato non dovrà essere divulgato alla platea degli investitori, ma comunicato ad un numero limitato di soggetti terzi vincolati al massimo riserbo circa l’utilizzo del Rating stesso, in conformità a quanto suggerito dal Consultation Paper dell’European Securyties and Markets Authority n. 841 del 2012.
 
Dott. Bernardino Bottalico
Corporate Finance Manager per progetto Brain
Consulente Finanziario esperto in Finanza d’Impresa
 
Partner Giuriservice & Consulting Srl
 
 
 *Tratto dalla pubblicazione “Imposte tasse e tributi- Decreto del fare” supplemento con “La Rivista di Finanza” editore Euroedizioni
 
 

Dott. Bernardino Bottalico